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La
bellezza intesa come valore e la sua celebrazione in chiave puramente
pittorica sono l’ambito prescelto dal marchigiano Giuseppe Gigli.
Già restauratore, con la conseguente frequentazione ravvicinata
dell’arte antica, Gigli ha fortemente educato il suo occhio e la sua
mano sugli schemi rigorosi e complessi della grande tradizione pittorica
italiana, recuperando e
facendo rivivere i suoi valori e la sua ricchezza espressiva all’interno
di dipinti capaci di sfuggire a qualunque
connotazione temporale possibile.
Non a caso il pittore ha consapevolmente deciso di impegnarsi in
una pittura variamente di genere, confrontandosi con la natura morta e
il ritratto, arrivando addirittura a dipingere scene di vera e propria
arte sacra, ambito scarsamente frequentato nella modernità più
estrema. In entrambi i casi i dipinti di Gigli dimostrano un possesso
formidabile della tecnica pittorica più raffinata, nonché un senso del
colore vivo e mai banale, sontuosamente mutuato dalle tavolozze più
ricche dei sui Antichi Maestri. Anche qui, quasi a voler significare uno
stretto, imprescindibile legame col grande maestro del Barocco, il
riferimento a Caravaggio ed alla sua invenzione luminosa appare
prepotentemente. Come il Merisi, ma più di lui immerso in una
teatralità ricca di effetti speciali al tempo inimmaginabili, Gigli
sospende il tempo e lo spazio nel quale ambientare le sue canestre ed i
suoi personaggi, realizzando una messinscena del teatro del mondo che
dal palcoscenico dell’antico sconfina nella spettacolare meraviglia
del cinema. Scelte estreme, lontane da qualunque realismo possibile o
manifesto, Gigli esalta le infinite possibilità dell’invenzione
concettuale, rivelandoci il cuore segreto della realtà e la sua
vitalità, fra lacerazioni e tormenti (vedi la splendida, imponente “pala”
rappresentante una possibile pietà michelangiolesca), tra idealità e
sogno o ancora nella “semplice” rappresentazione di una cassa d’uva,
che, grazie all’occhio del pittore ed alla sua rara capacità tecnica,
abbandonano la realtà per assurgere ad immagini-simbolo di quella
speranza e di quella sempiterna armonia che solo la pittura sa e può
creare.
Alberto Agazzani
Laura Coppa: La
paradossale duplicità
“Raccontare” l’opera di
Giuseppe Gigli non è affatto semplice, eppure, nessuna complessità
sembra trasparire da un linguaggio così familiare e immediato. In
realtà, ogni capolavoro di Gigli è attentamente studiato e costruito;
creazioni dove nulla è lasciato al caso di un’enfasi creativa. Sono
architetture pittoriche colme di singole storie, ma che insieme,
concorrono ad una sola narrazione, seppur congelata nell’attimo estatico
del suo svolgersi. Ogni scena si realizza attraverso i suoi
protagonisti: le attese, le tensioni, il loro particolare sentire che
vive in una ruga sulla fronte, in una bocca dischiusa, in uno sguardo
vigile o semplicemente meravigliato. La carica emotiva si esprime con il
medesimo linguaggio usato nella realtà dell’essere umano.
Giuseppe Gigli si avvale di svariati saperi e di antiche conoscenze fino
a generare la paradossale duplicità, semplice e complesso, che separa
fruizione e creazione.
Egli apre spiragli su stanze segrete ed
intime, su palchi teatrali e set cinematografici, permette
all’osservatore di guardare, con gli occhi negli occhi, ciascun
personaggio. Ogni opera è una finestra spalancata, dove i protagonisti e
le circostanze a grandezza naturale (tutti gli elementi contenuti nelle
opere sono in scala 1:1) destabilizzano lo spettatore nel ritrovare lo
spazio della propria realtà. Le ambientazioni che di volta in volta
l’artista offre diventano opere a sé; i piani prospettici si susseguono
dietro alla scena centrale, restando all’occhio nitidi e chiaramente
visibili fino alla linea dell’orizzonte. Fra l’opera di Giuseppe Gigli e
il suo osservatore si frappone un considerevole mediatore: la luce, o
meglio, la luminosità. Attraverso la sua mano maestra traccia l’unica
via accessibile all’occhio, la giusta direzione che lo sguardo
automaticamente segue.
Lampi artificiali di una luce quasi violenta investono il primo piano,
rivelando frammenti di una più complessa integrità che, come in un
inganno ottico, si mostra, senza
realmente essere presente,
se non nella sua ombra più profonda. Ma alla vista è concesso il divago
nei piani prospettici, seppur restando entro i confini disposti
dall’opera e dal suo artefice. Qui la luminosità ritrova il suo
equilibrio, costantemente sottomesso alle leggi delle sue naturali
fonti. Luce vuol dire anche colore, o meglio, la totalità dei colori.
Gigli scompone ogni singolo elemento cromatico, un rosso o un blu che
restituisce, non è altro che il risultato di millimetriche pennellate di
cyan, magenta e giallo primario, impiegati nella giusta proporzione. La
sottigliezza del segno pittorico (talmente minuzioso che Gigli si
avvale di una lente d’ingrandimento per affinare la precisione del
tocco) è, inoltre, il procedimento necessario a rendere la natura
materica dei soggetti, reale al punto da tentare l’osservatore ad
accarezzare la criniera di un cavallo, o ad afferrare un lembo di stoffa
per percepirne la consistenza.
A questo punto si comincia a
svelare il perché della combinazione “semplice e complesso”. Lo studio,
la preparazione, la minuzia e la concentrazione che richiede ogni
dettaglio e di cui lo spettatore può solo sospettare, si attenua
nell’immediatezza, non solo della lettura iconografica dell’opera, ma
anche della comprensione del suo titolarsi. Ciò che nell’opera si legge
è quanto realmente viene enunciato dall’autore, senza inganni, senza
alcuna trappola mentale o concettuale.
Giuseppe Gigli è pioniere di una nuova
arte colta, dove approfondite conoscenze ed eccellenza sposano il magico
ingegno di una mano
maestra, per dar vita a
evidenti capolavori.
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Biennale
di Venezia,
Padiglione Italia
regione Piemonte
Palazzo delle esposizioni
sala Nervi
Torino
a cura di Vittorio Sgarbi
dicembre 2011/gennaio 2012 |
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Sotto scacco,
Palazzo dei Priori di Arcevia
luglio 2010 |
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Contemplazioni.
Bellezza e tradizione del nuovo nella pittura italiana
contemporanea,
agosto 2009 |
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Giuseppe Gigli, dipinti -
paintings
luglio 2009 |
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Ar[t]cevia,
settembre 2008 |
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| i
dipinti di Giuseppe Gigli, luglio 2008 |


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| "Giuseppe
Gigli, l'immagine come vertigine dell'illusione",
pres. luglio 2008 |

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| Castello
Estense, aprile 2008 |
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oltre
la realtà
beyond reality
febbraio 2008 |
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Visioni
dell'anima,
la spiritualità nell'arte,
dicembre 2007 |
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Premio
artemisia,
dicembre
2007 |
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Menaggio
(Como),
novembre 2007 |
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Villa
Baruchello,
ottobre 2007 |

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| Acqua,
maggio 2007 |
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Le
nature morte di Giuseppe Gigli,
settembre 2006 |
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Giuseppe
Gigli ...nei dettagli
nascosta,
giugno 2006 |
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Giuseppe
Gigli - incontri
di luce,
settembre 2005 |

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